Rifiuti: in vigore dal 1.1.2021 le prime norme di attuazione del “pacchetto” di direttive UE sull’economia circolare
   29 gen, 2021
 

Il nuovo pacchetto sull’economia circolare ha riscritto ex novo la classificazione e disciplina. In modo, per così dire, “speculare”, è stato rivisto completamente l’elenco dei rifiuti speciali contenuto nel comma 3 del successivo articolo 184.

Si tratta, probabilmente, della più rilevante novità introdotta dal decreto legislativo 116/2020 – a ben vedere, solo in parte derivante dalla necessità di recepire la corrispondente definizione contenuta nella direttiva (UE) 2018/851 –, che avrà notevoli ricadute sulla attività di numerosi operatori economici, i quali si vedranno costretti per la prima volta a classificare e a gestire i propri rifiuti come rifiuti urbani.

 

 



La novità consiste nell’avvenuto inserimento, nel novero dei rifiuti urbani, accanto a quelli che potremmo definire “classici” (ci riferiamo ai rifiuti domestici, a quelli provenienti dallo spazzamento delle strade o giacenti sulle strade ed aree pubbliche o private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge, a quelli della manutenzione del verde pubblico e a quelli provenienti da aree e attività cimiteriali), della nuova categoria dei «rifiuti indifferenziati e da raccolta differenziata provenienti da altre fonti [cioè, non domestici] che sono simili per natura e composizione ai rifiuti domestici indicati nell’allegato L-quater prodotti dalle attività riportate nell’allegato L-quinquies» (articolo 183, comma 1, lett. b-ter, punto 2).
Scompare, così, dopo decenni di applicazione (sia pure con alterne fortune e notevoli incertezze interpretative e applicative), il meccanismo della “assimilazione” di taluni rifiuti speciali ai rifiuti urbani e, di conseguenza, vengono soppresse le competenze che erano attribuite in materia, rispettivamente, ai Comuni dall’articolo 198, comma 2, lett. g) e allo Stato (che peraltro non le ha mai esercitate, neppure dopo essere stato diffidato, nel 2017, dal TAR Lazio…) dall’articolo 195, comma 2, lett. e) (disposizioni che sono state appunto abrogate dal decreto legislativo 116/2020).

Ora si prevede – con un meccanismo del tutto nuovo – che siano classificati ex lege come rifiuti urbani quelli «simili per natura e composizione ai rifiuti domestici indicati nell’allegato L-quater prodotti dalle attività riportate nell’allegato L-quinquies». Corredano, appunto, questa definizione i nuovi allegati L-quater e L-quinquies; quest’ultimo, si noti, contempla numerose attività commerciali, professionali e artigianali, le quali saranno pertanto tenute ad adeguarsi a breve alla nuova disciplina.

La nuova disciplina prevede però che siano espressamente esclusi dalla categoria dei rifiuti urbani «i rifiuti della produzione, dell'agricoltura, della silvicoltura, della pesca, delle fosse settiche, delle reti fognarie e degli impianti di trattamento delle acque reflue, ivi compresi i fanghi di depurazione, i veicoli fuori uso o i rifiuti da costruzione e demolizione».